Archivio | gennaio, 2015

Didì, Vavà, Pelè……

30 Gen

 

10847531_10204939002773023_8968200732255510502_o

In un periodo di crisi, laddove persino una semplice risata è merce rara, al teatro Bracco decisero già da tempo che l`imperativo e la costante degli spettacoli dovevano essere all`insegna della risata e dello svago.

Ieri, 29 gennaio,  il debutto della ennesima commedia comica, Didì, Vavà e Pelè,,,titolo rappresentativo di un tormentone calcistico di molti, ma molti anni orsono che terminava con un inno ad uno dei primi giocatori partenopei di colore: Canè…

Come per un perfetto cocktail, per fare una commedia divertente ci vuole  un nonno arteriosclerotico con la passione per il Napoli, aggiungiamo due fratelli “”gemelli”” che nulla hanno in comune; uno quasi medico e genio della famiglia, un altro, sposato con una donna che gli concepirà due figli, anch`essi gemelli, ma con una particolarità: uno è bianco ed uno è nero. La donna avrà tradito, o è semplicemente colpa di una strana legge genetica spiegata da certo Gregor Mendel, studioso dei “piselli”, come dice Fortunato, il cognato? Non svelando il finale,  questa è la storia di “Didì, Vavà e Pelè.

Bravo il  giovane attore ed autore Andrea Parisi con un copione brillante e ricco di colpi di scena,  con la partecipazione di Massimo Masiello, la sempre  brava ed esuberante Caterina de Santis, con la sapiente regia di Rosario Ferro con Carmela Nappo, il nonno Pino Pino, Rino Soprano, Aldo Leonardi, Vincenzo Santoro.

Annunci

Così gli smartphone ci hanno trasformato in zombie

29 Gen

OTTIMO ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA: AGGIUNGO CHE SOLO CHI GUARDA ED OSSERVA COMANDERÀ IL MONDO NEL FUTURO DEGLI ZOMBIES..,.

Con gli occhi perennemente al nostro telefono

Così gli smartphone ci hanno trasformato in zombie
Thu, 29 Jan 2015 11:42:01 GMT

Dossier regionale sulle povertà 2014

29 Gen

Il dossier regionale sulle povertà, realizzato dalla Delegazione regionale Caritas della Campania, è giunto all’ottava edizione. La novità principale di quest’anno è che tutte le 24 Caritas diocesane campane sono state coinvolte direttamente nella sua realizzazione. Il capitolo conclusivo di questa pubblicazione, infatti, è stato dedicato all’illustrazione delle principali aree d’intervento ed ai servizi offerti da tutte le Caritas della Campania, nonché alla descrizione di alcune opere segno da loro attivate. Questo panorama sui servizi offre un messaggio di speranza, ma dimostra anche la possibilità di opporsi a tanta povertà, che in nessun caso deve essere considerata inevitabile, anche quando le risorse a disposizione sono purtroppo scarse.

Anche il capitolo di approfondimento dedicato al fenomeno migratorio, che da sempre ha accompagnato il dossier, pur mettendo in evidenza “Il profilo dell’immigrazione campana tra luci ed ombre”, mette in risalto il ruolo fondamentale avuto in questi anni dalle Caritas diocesane della Campania nell’ambito dell’immigrazione.

Le diocesi in rete, che hanno fornito i dati dei loro Centri di Ascolto nel 2013, sono state 16 per un totale di 10.543 persone. Anche per quest’anno si registra un aumento degli accessi rispetto alla rilevazione precedente. Questa è purtroppo una costante che si è sempre confermata ad ogni nuova analisi da quando è iniziata la raccolta dei dati Caritas in Campania. Considerando che ormai sono parecchi anni che il bacino di rilevazione è pressoché stabile, questo può indicare solo un aumento delle situazioni di povertà e di disagio sociale a livello regionale. Del resto, anche i dati relativi all’occupazione, al PIL ed all’impoverimento delle famiglie hanno confermato che il contesto socio-economico campano è sempre più in difficoltà. L’altro dato in forte aumento è la percentuale degli italiani rivoltisi ai CdA rispetto agli stranieri. Fino al 2008 il rapporto tra stranieri ed autoctoni era risultato pressoché costante negli anni e la componente migrante superava di poco il 61%. Con l’inizio della crisi la percentuale italiana ha cominciato a cresce ogni anno sempre più rapidamente, fino a superare quella migrante. Quest’anno la componente degli italiani si attesta al 60,2%. A riguarda va specificato che l’analisi dei dati assoluti mostra che anche gli immigrati hanno registrato una crescita degli accessi, ma l’aumento degli italiani è stato così rilevante da oscurare il loro incremento. Si può quindi affermare che dall’avvento della crisi economica in poi, c’è stato un livellamento verso il basso delle condizioni socio-economiche generali della Campania, che ha portato ad un riavvicinamento delle situazioni di vita e di povertà degli italiani rispetto a quelle degli stranieri.

Il profilo anagrafico segnala un aumento dell’età degli utenti, al punto che per la prima volta la classe dai 45 ai 54 anni è divenuta quella più ampia. Certamente questo dato è legato sia all’aumento della componente italiana, notoriamente più anziana di quella straniera, sia ad un rapido invecchiamento della popolazione che riguarda l’Italia come la Campania, pur se quest’ultima resta comunque la regione più giovane d’Italia. Si segnala, però, uno specifico fenomeno relativo all’aumento di persone cinquantenni che hanno perso il lavoro. Sono principalmente padri di famiglia che, nonostante gli sforzi quotidiani, non riescono più a trovare una nuova occupazione.

Si conferma che nei Centri di Ascolto è soprattutto la famiglia ad essere protagonista. Dall’analisi dello stato civile emerge che oltre la metà degli utenti sono coniugati, mentre la tipologia di convivenza rivela che sono in netta maggioranza coloro che vivono con propri familiari o parenti: quasi sette su dieci. Se si analizza poi il dato riferito solo agli italiani si raggiunge l’82,4%.

Pur se la famiglia è la presenza principale nei CdA, risulta comunque significativa la componente di persone senza dimora. Questi in percentuale rappresentano il 6,4% delle presenze, ovvero 675 persone: anche il loro numero è cresciuto nel tempo. Questo fenomeno, però, sembra quasi ridimensionato a causa della forte crescita del numero di famiglie in difficoltà. I senza dimora sono per lo più migranti, a dimostrazione della maggiore fragilità sociale degli stranieri. Eppure i migranti dimostrano di essere in possesso di un livello di istruzione superiore a quello degli italiani. Molto spesso, però, sono impegnati in lavoro poco qualificati rispetto alle loro potenzialità, con uno spreco evidente di risorse umane.

In questo quadro i rapporti di genere sono rimasti immutati. Le donne continuano ad essere maggiormente presenti nei Centri di Ascolto Caritas. Ciò vale sia per le italiane, sia per le straniere. Certamente permangono forti discriminazioni nei loro confronti: sia lavorative, sia relativamente alle opportunità di raggiungere un livello adeguato di istruzione. Si è dimostrato, infatti, che i tassi di occupazione femminili sono nettamente più bassi di quelli maschili, pur se negli ultimi anni si è registrata una lieve ripresa. Altrettanto vale per i livelli di istruzione, nettamente più bassi per le donne. In quest’ultimo caso, però, le tendenze sono estremizzate: o le donne presentano livelli bassissimi o, al contrario, eccellono in quelli più alti. Nonostante ciò, l’eccesivo ricorso al CdA dipende soprattutto dalla necessità di chiedere aiuto per i loro familiari piuttosto che per se stesse.

Analizzando il profilo professionale degli utenti Caritas, si rileva che si è al cospetto di un esercito di disoccupati. Come conseguenza logica, emerge che la povertà economica ed i problemi di occupazione sono i bisogni nettamente più rilevanti. Occorre sottolineare che la povertà economica grava più sugli italiani, mentre le difficoltà lavorative sugli stranieri. Per i migranti permangono anche situazioni di bisogno legate allo status giuridico. In pratica resta una fetta di persone irregolarmente presente in Italia, pur se il fenomeno sembra attenuato rispetto al passato.

Le richieste maggiormente espresse risultano essere quelle di beni e servizi materiali, di lavoro e di sussidi economici. Anche qui però ci sono differenze in base alla cittadinanza: gli italiani chiedono più beni materiali e sussidi economici, gli immigrati domandano soprattutto lavoro.

Gli interventi realizzati accendono, però, interrogativi importanti: l’approccio maggiormente assistenzialistico degli utenti italiani dipende solo da ragioni culturali, o la crisi economica ormai così diffusa sta prefigurando una povertà materiale più grave per gli autoctoni che non per gli immigrati? E’ possibile che gli italiani abbiano più bisogni di generi alimentari e di interventi di natura economica rispetto agli stranieri?

Certamente lo scenario sociale sta velocemente mutando e la Chiesa ha il compito di osservare e vigilare affinché nessuno sia lasciato solo, ma al tempo stesso il rischio di sostituirsi alle istituzioni sempre più latitanti e di passare dall’assistenza all’assistenzialismo è sempre in agguato.

Principali caratteristiche utenti CdA Campania (%)

Italiani

60,2

Femmine

61,1

Hanno un domicilio

92,8

Classe d’età 45-54 anni

28,1

Coniugati

51,1

Vivono con propri familiari o parenti

68,3

Titolo di licenza media inferiore

38,1

Disoccupati

72,1

Povertà economica

69,0

Problemi di occupazione

61,7

CONCERTO DEL VOXY TRIO FEAT. BRUNELLO CANESSA

28 Gen

Sabato 31 gennaio, alle ore 21.00 e domenica 1 febbraio, alle ore 18.45, al Teatro Immacolata (Via Nuvolo 9 – Napoli, adiacente scalette P.zza Immacolata), concerto del Voxy Trio formato da Susanna Canessa, Monica Doglione e Clelia Liguori, con la partecipazione di Brunello Canessa (voce, chitarra e basso) ed Emiliano Barrella (batteria e percussioni)

Si consiglia la prenotazione

Teatro Immacolata – Via Nuvolo, 9 (Adiacente scalette P.zza Immacolata)
Info e Prenotazioni: Rosaria 3661185254 – Nicola 3663559514
Mail: info@teatroimmacolata.com – info@susannacanessa.com

Dopo il successo dell’anno scorso dello spettacolo “C’era una volta…il Trio Lescano” a grande richiesta ritorna al Teatro Immacolata il Voxy Trio (Susanna Canessa – Monica Doglione – Clelia Liguori) insieme a Brunello Canessa ed Emiliano Barrella, con un programma che nella prima parte comprende brani famosi del filone folk americano, passando per Joan Baez, James Taylor, Bob Dylan, i Beatles e la tradizione country statunitense.
La seconda parte , oltre a qualche brano del Trio Lescano, è tutta dedicata alla canzone napoletana di tutti i tempi.  
Tre voci femminili, che questa volta accompagneranno anche la voce di Brunello Canessa per un itinerario musicale tutto basato su un attento intreccio corale che attraversa un ricco repertorio internazionale.
Da non perdere!

http://www.susannacanessa.com

Voxy Trio video promo: VOXY TRIO

Don Giovanni al Teatro Diana di Napoli

26 Gen

Alessandro Preziosi, regista e protagonista del Don Giovanni e Nando Paone come Sganarello approdano a Napoli presso Teatro Diana con l’obiettivo di accendere nella fantasia degli spettatori il piacere dei sensi e la curiosità dell’intelletto. Applausi a scena aperta, risate spesso soffocate, hanno dato al pubblico partenopeo la possibilità di vedere un testo antico, ma sempre attuale nel gioco della conquista uomo/donna.
Il dramma è giocoso, laddove il comico e drammatico si intersecano, dando vita a un personaggio, incona del trasformismo, elegante donnaiolo, spesso annoiato con il solito, disperato timore di fallimento. Don Giovanni è ipocrita, cinico, ma ben inserto nella società dell`epoca dove l`apparire era senza dubbio più importante dell`essere. Datato 1665, il Don Giovanni o il convitato di pietra molièriano, la cui fortuna letteraria trovò un iniziatore nel 1630 in Tirso de Molina e non ebbe più fine (si contano oltre 4000 opere ispirate al personaggio).
«La messa in scena – scrive a questo proposito Alessandro Preziosi nelle sue note di regia – riunisce sotto la sua egida il piano realistico della commedia e quello tragico e fantastico/simbolico del soprannaturale, che racchiude la morale finale tipica del canovaccio di Tirso, tendendo ad esaltarne l’estremo vitalismo anche quando l’invito al godimento dei sensi sembra solo prendere origine dal tedium vitae e dal vuoto interiore. Don Giovanni, con la sua frenesia, il suo essere oltre, il suo slancio vitale e il suo destino di morte, attira tutti gli altri personaggi, sia uomini che donne; anche quando lo odiano o lo negano, non fanno che pensare a lui, parlare di lui, agire per lui. Il protagonista è un personaggio seducente, figura ricca di controluce, sempre in scena, autentico funambolo del trasformismo, come se ad ogni conquista cambiasse pelle, che incarna nel suo continuo muoversi nello spazio intermedio tra vero e falso, la quintessenza di un vizio sempre tristemente di moda, dall’ipocrisia. Il vero peccato di Don Giovanni però non sta nel suo comportamento irrispettoso, bensì nel pensare impunemente di doversi confrontare solo con la giustizia terrena, dove forte dei suoi privilegi riesce sempre ad avere la meglio divenendo l’emblema, dell’intelligenza strategica messa al servizio degli inganni e del disprezzo verso il mistero della vita».dongiovanni

Mastro Don Gesualdo al teatro Bellini

25 Gen

GuarneriChi ha studiato Mastro Don Gesualdo e quindi letto il libro, si aspetta che una sintesi teatrale lasci come un senso di vuoto o di poca completezza del Verga-pensiero. Ovviamente il regista di turno deve tener conto del poco tempo a disposizione e cerca di far del suo meglio. Operazione perfettamente riuscita. Si apre la scena con un Gesualdo Motta vecchio, abbandonato e triste che attraversando le tappe della sua vita, dall’infanzia povera alla maturità, ricco e di successo economico, ma fallimentare negli affetti e nei rapporti umani, muore in solitudine.
Gesualdo Motta è riuscito a fare una scalata sociale grazie alla sua laboriosità. Arricchitosi, sposa Bianca Trao, una nobile decaduta che non lo ama e non lo amerà mai. Lui è un “don” viene dalla plebe, che lo identifica come un “signore” ma resta un “mastro” per gli aristocratici, che non lo riconoscono e lo trattano da estraneo. La vita dura e di lavoro gli dà il potere dei soldi, ma costantemente abbandonato negli affetti, temuto dai suoi operai ed impiegati, ma con una moglie che ha quasi terrore delle sue mani, delle sue avances sessuali, e di una figlia Isabella che nemmeno gli rivolge la parola, costretto a lasciare il paese in rivolta per i moti del ’48. Si ammalerà di cancro, ed andrà ad abitare a Palermo nel palazzo della figlia dove assiste allo scempio delle proprie ricchezze morendo, come detto, solo e abbandonato da tutti.

Il regista Guglielmo Ferro disegna un mondo frenetico, tristemente attuale, con speculazioni estremo materialismo, dove non c’è posto per i sentimenti, in cui i personaggi, come marionette, non possono fare altro che andare incontro al proprio destino.
Non c’è alcuna visione positiva della vita, che emerge come un vicolo cieco, inesorabile. La scena è è scarna, minimalista, lasciando spazio alle videoproiezioni che ne illuminano il buio asfissiante, evocativo del grigiore interiore di Gesualdo Motta.
Ad interpretare Mastro don Gesualdo, l`ottimo Enrico Guarneri, attore poliedrico che ha saputo portare in scena molti dei personaggi che hanno fatto la storia della drammaturgia teatrale siciliana ed europea.