Archivio | ottobre, 2016

Adriana Lecouvreur al teatro San Carlo

19 Ott

Adriana Lecouvreur venne sepolta in una fossa comune. Voltaire, rimase allibito dall’ingratitudine dei Francesi, che non avevano saputo rendere omaggio a una delle donne più celebri e affascinanti. Scrisse dunque per lei un’elegia, contro il mondo insensibile “O dei! Perché il mio paese non è più la patria, né della gloria né dei talenti?”, Parigi, 30 maggio del 1730.

Entrare nel Teatro San Carlo è emozione pura, ma c’era una energia particolare nella prima di “Adriana”, come se lei ancora aleggiasse nei meandri del palcoscenico, o seduta in una delle vellutate poltrone del “Massimo”. Forse sarà stata, suggestione, o l’ entrata del Maestro Daniel Oren, una leggenda; oppure la musica talvolta celestiale, capace di trasportare lo spettatore dove egli desiderava, addirittura nella stessa epoca di Adriana. I silenzi, le arie, il pubblico trepidante, la musica: un tutt’uno con qualcosa di veramente magico.

Nel 150° anniversario dalla nascita di Francesco Cilea (1866 – 1950) ed in ricordo di Daniela Dessì (1957 – 2016), interprete applaudita nell’ultima edizione di Adriana Lecouvreur andata in scena al San Carlo (2003), Daniel Oren ritorna al Teatro di San Carlo per Adriana Lecouvreur, ed il titolo, stesso, ritorna dopo 13 anni nel cartellone di Napoli. Saranno sei repliche fino al 23 ottobre) per il titolo più amato del compositore calabrese, su libretto di Arturo Colautti.

La regia è di Lorenzo Mariani, scene e costumi sono rispettivamente di Nicola Rubertelli e Giusi Giustino, nello storico allestimento del 2003. La produzione del Teatro di San Carlo, che si avvale tra l’altro delle luci di Claudio Schmid e della coreografia di Michele Merola, vedrà alternarsi un cast internazionale, con artisti del calibro di Barbara Frittoli (in sostituzione di Anna Pirozzi) e Svetla Vassileva (Adriana Lecouvreur), Marcello Giordani (in sostituzione di Fabio Sartori) e Gustavo Porta (Maurizio), Luciana D’Intino e Marianne Cornetti (La principessa de Bouillon), Carlo Striuli (Il principe de Bouillon), Luca Casalin (L’abate di Chazeuil); e ancora Alessandro Corbelli e Alberto Mastromarino (Michonnet), Paolo Orecchia (Quinault), Stefano Consolini (Poisson), Elena Borin (Mad.lle Jouvenot), Milena Josipovic Giovanna Lanza (Mad.lle Dangeville).  Teatro di San Carlo_Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea 2002-2Adriana Lecouvreur fu composta da Francesco Cilea (1866 – 1950) su sollecitazione dell’editore Sonzogno. Il titolo arrivò poi a Napoli nel dicembre 1903 e da allora venne ripreso 22 volte, con grandissimi interpreti ad alternarsi nei ruoli principali, Ebe Stignani, Beniamino Gigli, Tito Gobbi, Maria Caniglia, Magda Olivero, Renata Tebaldi, Giulietta Simionato, Ettore Bastianini, Raina Kabaivanska, Montserrat Caballé, Daniela Dessì, Franco Corelli, José Carreras per citarne solo alcuni. Proprio a Daniela Dessì, ultima interprete nel 2003, è dedicata questa produzione. Il libretto di Arturo Colautti (forte del recente successo di Fedora di Umberto Giordano) si ispira a personaggi realmente esistiti, filtrati attraverso l’omonimo dramma di Scribe e Legouvé. Il personaggio centrale del dramma è Adrienne Lecouvreur, una delle attrici più importanti della Comédie-Française, vissuta tra 1692 e il 1730, grande interprete dei testi di Racine e Corneille (la citazione al monologo di Fedra abbandonata non è un caso), amica e amata anche da Voltaire. La morte avvenne per cause rimaste misteriose, ma Cilea preferì fornire la versione, ben più teatrale, della morte per avvelenamento, avvenuta per mano della sua rivale in amore. Tipici della scrittura di Cilea sono i Leitmotiv, che caratterizzano le entrate in scena di tutti i personaggi. Sulla mimesi, in alcuni siparietti quasi tragicomici (basti pensare all’abate di Chazeuil), dei modi leziosi settecenteschi, si innestano momenti struggenti e melanconici, propri del decadentismo più languido di inizio Novecento.

 

 

 

 

 

 

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Filumena Marturano al teatro Diana

17 Ott

glejieses-dabbraccioL’eroina del teatro di Eduardo, in scena al Teatro Diana per la regia di Liliana Cavani continua a strappare applausi a scena aperta del pubblico e della critica.

La conosciutissima trama ricorda Filumena costretta alla prostituzione dalla povertà che incontra Domenico Soriano, un ricco dolciere che la convince ad abbandonare l’antico mestiere per amore.

Per 25 anni la donna aspetterà in silenzio, riservata e affettuosa ma quando Mimì Soriano annunzia le nozze con la giovane e procace infermiera si scatena la sua ira. Finge di ammalarsi e, ormai in punto di morte, convince Domenico a sposarla. Scoperto l’inganno, l’uomo va su tutte le furie, minaccia l’annullamento delle nozze fino ad ottenerle. Filumena svela di avere 3 figli, uno di questi è il suo ma non dice quale. Soriano vuole a tutti i costi sapere chi è suo figlio, ma Filumena tace: lei è madre “a tutte e tre”, perché “’e figlie so’ ffiglie…e so’ tutte eguale…’e figlie nun se pagano”. Alla fine don Mimì si libererà della fidanzata e sposerà Filumena accettando i 3 figli, per non perdere il proprio.

La Prima: Con la sagace regia di Liliana Cavani, Geppy Gleijeses (Domenico) e Marinella D’ Abbraccio(Filumena) non hanno deluso il numeroso pubblico, rispettando fedelmente le indicazioni che lo stesso scrittore pretendeva ogni volta che “usciva” da Napoli: attenuare il dialetto così da rendere lo spettacolo fruibile a tutto il pubblico.

La D’Abbraccio ci regala il personaggio di una ‘napoletana anomala’, senza troppi fronzoli, che rende Filumena ancor più lucida e determinata nel cercare il rispetto che merita dall’uomo che ha sempre amato. Gleijeses riesce nel difficile compito di interpretare ora il Soriano furente, ora l’uomo che riconosce le qualità della donna che ha affidato  il peso dei propri errori solo alla “propria coscienza”, evitando accuratamente ogni preoccupazione per l’amato. Impeccabili tutti, a cominciare da Mimmo Migneni (Alfredo), Nunzia Schiano (confidente di Filumena), Elisabetta Mirra (Diana, la ‘fiamma’ di don Mimi), Fabio Pappacena (l’avvocato), Ylenia Oliviero (cameriera),  i figli Umberto, Riccardo e Michele (interpretati da Gregorio De Paola, Agostino Pannone e Eduardo Scarpetta).Lunghissimo applauso del pubblico, con i protagonisti visibilmente emozionati. Geppy Glejeses conclude nel ricordare, Eduardo, Luca e la signora del Diana: Mariolina Mirra.-

TOPICSASSESSORE CHRISTIAN NAPOLITANOD’ABBRACCIOEDUARDO DE FILIPPOFILUMENA MARTURANO