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Borgoinfesta a Borgagne

9 Lug

Italia è la patria delle contrade e dei borghi, delle sagre e delle feste campagnole.

Dalle mia parti, in Campania, sono molteplici, spesso ripetitive e finiscono col farmi ingrassare ancor di più.

Mi chiama un direttore amico con una proposta “”indecente””:- Vuoi andare in un borgo vicino Lecce, dove fanno una tre gg. di festa, tutto gratis, sponsorizzato dalla Regione Puglia, attraverso una associazione?…

Mi farebbe piacere – rispondo io – anche se so che queste feste significano 5kg in più, ma conoscerò un luogo nuovo, stacco la spina del quotidiano lavoro, scambiando idee e suggestioni con i miei colleghi di viaggio..

Si chiama Borgagne il paesino che ci ospita, una piccola frazione di Melendugno in provincia di Lecce con circa 2000 abitanti, a soli 3 chilometri dal mare.

Bor…che??? Mi viene in aiuto google map e la mia curiosità per capire che si chiama Borgagne… il treno come sempre in ritardo(profondo sud), non mi meraviglia, essendo napoletano..

Sotto un sole cocente, nessuno per strada, raggiungo un locale dove mangerò qualcosa. Sento musica a me conosciuta(il mio amico Cantautore, Eugenio Bennato è innamorato del Salento, della sua musica, la pizzica, i canti corali). Un locale strapieno(forse tutti gli abitanti si sono trasferiti lì)…poi in Piazza al bar gestito da una famiglia italiana emigrata in Germania e ritornata poi nella sua terra natia. Nasce un feeling, in quanto anche io ex emigrante e solito curioso giornalista, “”sparo””” infinite domande, sino ad appagare la mia cuorisità ed addirittura citando delle parole in tedesco, reminiscenze scolastiche. Ma la festa? Dicono che è una tre giorni serrata. L’appuntamento è alla torre dell’orologio, chiedo alla Barista..Ma è qui all’ angolo, mi risponde. Con un sorriso, penso che Borgagne alla fine saranno due stradine ed una piazza. Il tema della tredicesima edizione, quest’anno è “voci di terra“. Cominciano ad allestire il palco, gli stands(poi saprò che si venderanno cose buonissime, che non sono solo due strade ed una piazza, che ci sono altri bar, Bed and Breakfast…

Appuntamento con le guide, che ci dicono che a Borgagne, ci saranno le elezioni e che nel pomeriggio il sindaco uscente ci farà visita. Una delle guide, in lista, verrà poi eletta consigliera. “Lo scopriremo solo vivendo” diceva Battisti. Verissimo. Scoprirò che Borgagne è un bellissimo borgo, frazione di Meledugno ed abbraccia anche un altro piccolo borgo, Le Marine. Il Sindaco uscente, poi rieletto, è un giovane caparbio, intelligente, e sicuramente ha fatto bene per il suo territorio, in quanto i circa diecimila votanti lo hanno rivotato. Ma ritorniamo nell’ alveo della festa. La prima serata con canti, balli, gente che viene dalle città e borghi limitrofi, turisti che conoscono borgoinfesta, ed una decina di giornalisti che girovagano fra uno stand, un coro, una salciccia…Il paese è piccolo, la gente mormora, della serie ci conoscevano tutti, non per nome, ma per il modo in cui ci muovevamo, fotografavamo..addirittura chiedendo cosa significasse quella o quell’ altra cosa, detta in “Salentino”…

I restanti due giorni, intervallati fra delizie, donne preparando le famose orecchiette, vini, giri a cavallo, gite in barca.

C’è un sito archeologico, Roca. Anche lì google mi è venuto in aiuto, ma soprattutto la bravura di una archeologa che ci ha spiegato di tutto e di più.

E poi, il mare, un mare cristallino, caldo, meraviglioso, posti incantati con rocce che si gettano a mare, tipo i nostri faraglioni capresi.

Ma non dimentichiamo che siamo in Italia, patria delle svendite e delle corruzioni. Mi raccontano che in quella meraviglia gli abitanti stanno cercando di non far sorgere le trivelle per il gas…da ecologista quale sono mi è scappata una lacrima, posti di incommensurabile bellezza, darli in pasto ai pescecani internazionali, per il vil denaro…

Il mio io politico per un momento prende il sopravvento ma lasciamo spazio al io curioso…Ritorno subito a rivedere il mare blu, azzurro, turchese, dipendendo dai giochi del sole e delle sparute nuvole.

Borgoinfesta è un progetto socioculturale nato dalla gente del posto, da associazioni che dedicano anima e corpo per far questa tre giorni un evento degno. E se siamo all’ anno tredici, vuol dire che si è lavorato bene e si continuerà a farlo. Sostenibilità, ecologia e solidarietà rappresentano Borgoinfesta; Borgagne si dichiara “terra di accoglienza delle Comunità del Mondo”

“Ngracalati di Borgagne, così si chiama l’ associazione che organizza con certosino lavoro, l’ annuale borgoinfesta..

Ho scritto volutamente in ritardo, in quanto,  questi luoghi dovrebbero essere promozionati sempre a prescindere dal momento di festa. Il tema ricorrente della regione è destagionalizzare, ed io penso sia un ottimo lemma, ma a patto che la regione, i comuni e gli stessi borghi remino tutti nella stessa direzione.

La città più vicina a Borgagne e Meledugno è Lecce, seguita da Brindisi ad un 50ina di km. Bene, come dissi al Sindaco, consiglieri, guide, bisognerebbe organizzare manifestazione a Lecce di certo rilievo che poi portino turisti nei borghi, Ben vengano le feste annuali, e una stagione estiva piena, ma se si vuole vivere attivamente anche in inverno, sono sicuro che il Salento ha molto da dare, ed i borghi, di straordinari bellezza prenderne i benefici. Questo è il mio augurio, ricordandomi dei bei giorni trascorsi e delle meravigliose persone incontrate…

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Il Giocatore al Teatro Bellini

19 Mar

Il Giocatore è una opera breve di Fedor Dostoevskij, scritto quasi di getto per necessità economiche;è la storia di Alexei Ivanovic, prima spettatore del divorante delirio del gioco, di cui cadono vittima il suo datore di lavoro e i personaggi che ruotano attorno alla famiglia, e infine, lui stesso posseduto, senza possibilità di recupero. Lo scrittore russo conosceva, per diretta esperienza, il potere del gioco, La roulette amante e carnefice, capace di gettare nel baratro anche il più savio degli uomini.

Il Giocatore_foto FSqueglia_coraleIl giocatore è la terza tappa di quella che i fratelli Russo hanno definito “Trilogia della libertà”, i tre spettacoli prodotti dalla Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini con i quali si è voluto affrontare il concetto di libertà e di perdita della stessa. Dopo la società distopica dominata dalla violenza del visionario Arancia Meccanica per la regia dello stesso Gabriele Russo, e l’opprimente ospedale psichiatrico di Qualcuno volò sul nido del cuculo diretto da Alessandro Gassmann, è la volta del Giocatore di Dostoevskij. Anche in questo caso, la grande letteratura si fa teatro; così, Il giocatore, scritto nel 1866 da Fëdor Dostoevskij, viene riletto e adattato per il teatro da Vitaliano TrevisanGabriele Russo realizza un allestimento in costante bilico tra dramma e commedia, in cui un cast affiatato trascina in una spirale fatta di gioco d’azzardo, di passioni e di compulsioni che porta dritti in quel (non)luogo dove il desiderio si trasforma in ossessione e non si limita più a governare i protagonisti, ma finisce per soggiogarli. Testo difficile, laddove nulla deve essere lasciato al caso, pena l’errore e la monotonia. In scena un susseguirsi di altre scene, che danno l’ insieme ed allo stesso tempo la voglia allo spettatore di essere lì per conoscere gli esiti di ognuno dei partecipanti. Il protagonista diventa attore ed autore, relatore di fatti e spettatore. Ma se vogliamo dirla tutta, la vera protagonista è sempre la roulette con la sua pallina che gira vorticosamente sino alla chiusura del sipario.-

 

 

Lacci al Bellini di Napoli

11 Dic
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silvio orlando

Il saggio dice che Se due sistemi interagiscono una volta, e si crea un forte legame tra di essi, una volta messi a distanza questi continueranno ad influenzarsi a vicenda. Sono i lacci, dell’ amore, dell’ amicizia vera. “Lacci” è la storia e la radiografia di quei fili invisibili che legano le persone le une alle altre, anche quando ci si separa fisicamente

«Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie». Si apre così la lettera che Vanda scrive al marito che se n’è andato di casa, lasciandola in preda a una tempesta di rabbia impotente e domande che non trovano risposta.

“Lacci” racconta di un matrimonio che si spezza, le ferita indelebili, le attese, le sconfitte, i ripensamenti di un amore e le sue conseguenze.

Sposatisi giovanissimi, per desiderio d’indipendenza, i due si ritrovano dopo anni con la sensazione di non essersi realizzati. Lui si è innamorato di un’altra e vive a Roma, lei a Napoli con i figli.. Cosa siamo disposti a sacrificare per essere liberi, cosa perdiamo se torniamo sui nostri passi.

Domenico Starnone ci regala una storia emozionante e fortissima, il racconto magistrale di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera. Perché niente è piú radicale dell’abbandono, ma niente è piú tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre.

Magistrale interpretazione di Silvio Orlando con la sagace regia di Armando Pugliese.

 

 

Non ti pago al teatro Diana

24 Nov

Nonostante la solita partita infrasettimanale, il teatro Diana si è riempito. Alla prima c’era il pubblico delle grandi occasioni per uno spettacolo che voleva essere anche un omaggio allo scomparso Luca de Filippo. La famosissima “Non ti pago” ritorna a Napoli con un nuovo mattatore: Gianfelice Imparato(Ferdinando Quagliolo) che spesso in passato ha sostituito Luca.

Ma se la vita è sogno, come diceva Calderon de la Barca, ed il teatro ne è la sua rappresentazione, allora in prima fila c’erano Eduardo, Peppino, Luca che applaudivano, si divertivano, si compiacevano di ciò che hanno fatto e di ciò che hanno lasciato ai posteri.

Ferdinando Quagliolo, personaggio surreale, gestore di un botteghino del lotto, è un accanito giocatore, pungolato dal suo uomo di fatica, Aglietiello(Nicola di Pinto) è sfortunato all’ inverosimile. Al contrario, Mario Bertolini(Massimo de Matteo), suo impiegato e futuro genero, interpretando i sogni, spesso vince. Addirittura una ricca quaterna di quattro milioni che può cambiargli la vita e coronare il sogno di sposare Stella, la figlia del principale(Carmen Annibale). I numeri glieli ha dati in sogno il defunto padre del suo datore di lavoro. Accecato da una feroce invidia, Don Ferdinando si rifiuta di pagargli la vincita e rivendica il diritto di incassare la somma per sé. Egli sostiene che lo spirito di suo padre avrebbe commesso un involontario scambio di persona, recandosi per errore nella vecchia abitazione della famiglia Quagliolo dove ora risiede il giovane Bertolini. Dopo anatemi e maledizioni, dispute surreali, il biglietto lo incasserà don Ferdinando, ma lo darà in dote alla figlia, acconsentendo, finalmente al matrimonio.

In scena Concetta, sua moglie(Carolina Rosi), la cameriera(Viola Forestiero),

l’ avvocato Strummillo(Giovanni Allocca), ancora Paola Fulciniti, Federica Altamura, Andrea Cioffi, Giaani Cannavacciuolo.

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Souper al Teatro Bellini

23 Nov

Dopo una quarantennale carriera, un direttore di banca, il giorno del suo compleanno invita gli amici a cena per condividere un momento magico, esaltante, con le persone che gli sono più vicine.

Come spesso succede, fra brindisi,applausi, risate, ci sono discorsi a braccio, preparati, non voluti per ringraziare ed autocelebrarsi, tutto all’ insegna della mai dimenticata goliardia.

All’ improvviso, come spesso accade nella vita cambia tutto: un ispettore di polizia prega il direttore di accompagnarlo alla centrale, immediatamente, senza nessuna spiegazione.

Scompiglio tra i convitati: domanda fatte e non fatte, sguardi allibiti, e gli amici che condividevano  tutto minuti prima si ritrovano ad accusarsi fra loro. La luminosa carriera è sempre avvenuto alla luce del sole e nella piena legalità o ci sono ombre che potrebbero coinvolgere anche gli ospiti? Alla fine si scopre che era solo uno scherzo, un “pesce d’ aprile”, per cui ognuno cerca con risate nervose e battute fuori luogo di ricomporre quell’ armonia, sicuramente falsa, perduta. Commedia scritta da Molnàr nel 1930, ma attualissima per le reazioni dei singoli personaggi, laddove  interessi, tradimenti,  ricatti, non sono così lontani dal nostro quotidiano. Ottima come sempre la sapiente regia di Fausto Paravidino che coglie l’ arguzia e la precisione dell’ autore.

Si replica al Bellini sino a domenica 27souper-di-molnar

La bisbetica domata al teatro Augusteo

21 Nov

nancy-brilliUn gentiluomo di Padova ha due figlie, Caterina, conosciuta per la scontrosità e la più giovane, Bianca, nota per la sua gentilezza ed obbedienza. Bianca corteggiata da più pretendenti, mentre Caterina, con il pessimo carattere che si ritrova non ne ha alcuno. Ma un certo Petruccio, in cerca di moglie e di ricchezze chiede in sposa Caterina, a tutti i costi. “l’ ammansisco io”, ripete a tutti, l’ importante che sia ricca.

Continua il successo di pubblico, al teatro Augusteo con Nancy Brilli e la sua compagnia che porta in scena una bisbetica stravolta, differente, infatti durante lo spettacolo gli interpreti si interrogano, discutono a volte sino alla lite, se è giusto o meno rivisitare un’opera classica. L’ adattamento che ne segue è moderno, brioso più vicino ai giorni nostri. Bravo Matteo Cremon, alias Petruccio, parlando delle  manovre per addomesticare la moglie, Nancy Brilli, è la Bisbetica che dà vita ad un doppio spettacolo in cui ognuno è sia attore che personaggio. Momenti comici, momenti di riflessione, perché alla fine il teatro è finzione, ma esatta rappresentazione della realtà di ieri, oggi e domani.-

 

Le cose sono cambiate al Piccolo Bellini

4 Nov

Tutti sappiamo che le cose cambiano repentinamente, ce ne facciamo una ragione, ci adeguiamo, andiamo avanti superando dolori, frustrazioni, amarezze. Ma se all’ improvviso la tua ragazza, che dice di amarti, scompare lasciando solo un biglietto con su scritto:  Le cose sono cambiate, allora la tua vita prende un’ altra piega e tutti i giorni ti domandi il perché, cerchi una misera spiegazione  che rappacificherebbe corpo ed anima.

Francesco è un giovane mite, biologo botanico, con una passione per la floricoltura talmente spiccata da essere riuscito a creare nuove forme di fiori. L’uomo è stato abbandonato dalla sua compagna in un modo apparentemente inspiegabile: prima di sparire gli ha lasciato un laconico biglietto con la frase “Le cose sono cambiate. Ti darò un spiegazione. Aspettami”, e lui, caduto in uno stato di profonda depressione, trova l’unica consolazione nella cura delle sue piante, con le quali parla e dalle quali viene ascoltato e risposto. Fulvio, suo amico fraterno, solare, allegro,gran donnaiolo gli fa visita quotidianamente, e, con la scusa di portargli cibo e compagnia, approfitta dell’appartamento dell’amico per i suoi incontri extraconiugali con svariate prostitute.

La cosa disturba non poco Francesco, non solo perché amico della moglie di Fulvio, ma soprattutto per la sua integrità morale contraria ad ogni tradimento, e poi, in definitiva perché ha da sempre dato scarsa importanza al sesso fine a se stesso, sostenendo che l’amore sia cosa ben più importante. I due vengono “disturbati” dalle visite improvvise della invadente portiera Annunziata, lesbica, e convinta assertrice della necessità di usare le maniere forti, tecnica che  lei stessa usa con la sua compagna, impersonando il tipico marito/padrone.

La visita di due prostitute invitate da Fulvio che vuole fornire all’amico quel diversivo che crede essere l’unico antidoto alla depressione. In qualche modo una delle due riesce ad avere la meglio sul riluttante Francesco, che ignora la professione delle donne, a dimostrazione che non è un uomo disturbato sessualmente, ma solo un individuo puro che crede fermamente nella purezza dell’amore. A movimentare ulteriormente la vicenda sarà, il mattino dopo, l’arrivo di Fiorella, la donna che ha abbandonato Francesco senza nessun segnale di preavviso, lasciandolo nello sconforto più totale. La donna ha degli strani comportamenti, sino a dichiarare di essere stata rapita da fantomatici alieni dai quali ha subito una totale trasformazione; i due amici cercano di assecondarne le stravaganze, ma pian piano Fiorella scoprirà le carte…._dsc0276w

Bordello di mare con città al Bellini di Napoli

3 Nov

Quest’opera fu commissionata a Moscato alla morte di Annibale Ruccello, per sostituire quella che avrebbe dovuto scrivere e portare in scena lo stesso Annibale. In essa, perciò, Moscato lascia confluire e scorrere con furia il dolore per la morte dell’amico e al tempo stesso il disagio per essere costretto a scrivere ancora una storia, forse l’ultima costruzione lineare per il teatro.

Buona la prima. Il Bellini è un viavai di pubblico, emozioni, applausi, sentimenti equidistanti che talvolta si incontrano nel bordello. Chiuso dalla famosa, quanto discussa legge Merlin le ex prostitute si reinventano, sfruttando il mistico, il sovrannaturale, il miracolo. Luogo di perdizione, di sesso sfrenato a pagamento, diventa luogo di pellegrinaggio e miracoli, tutti devoti alla proclamata santa Assunta. Bordello di mare con città di Enzo Moscato con la sagace regia di Carlo Cerciello è un viaggio continuo, dalla perdizione alla spiritualità. C’è voglia di dimenticare, ma soprattutto di riscatto e sopravvivenza,

Assunta la santa ( Fulvia Carotenuto), Madamina (Cristina Donadio), Cleò ( Ivana Maione) e Titina ( Imma Villa), a prima vista tutte protese verso un indirizzo comune, ma, con il passar del tempo lo spettatore più acuto si accorge dell’ individualismo, della meschinità, degli interessi personali delle protagoniste,. Oggi è un vero e proprio santuario per cui è  attesa, persino, la visita del Cardinale(Lello Serao) finalmente deciso ad incontrare la santa Assunta; dovrà verificare per conto della Curia se quel luogo di peccato potrà essere consacrato come luogo di culto.

C’è la scaltra Titina l’organizzatrice della nuova attività della casa, poiché, con grande spirito imprenditoriale, ha fiutato le potenzialità economiche dell’industria dei miracoli.
e Betti, la figlia dodicenne di Titina, già avviata alla prostituzione e c’è un giornalista che intervista le ex meretrici. Ci sono pozioni magiche e segreti, passioni e vendette, c’è la religione senza spiritualità e c’è Napoli, in un costante bilico tra il sacro e il profano.

La truffa ed il raggiro sono l’arma della loro sopravvivenza, ma nulla al confronto della vendetta, della morte dell’anima così ben rappresentata in questa opera, i deliri di Assunta si mescolano alla realtà rendendo tutto buio.

Tutti i personaggi di questo dramma, sono ambigui, si vive fra il bene ed il male, ma l’arrivo del Cardinale da il là alle peggiori intenzioni umane: sesso, pedofilia, morte, sono solo ingredienti che vanno miscelati, per rendere il senso reale di dove arriva l’ essere che nasce umano e muore animale feroce. Grande interpretazione di Enzo Moscato nel ruolo di giornalista, di cronista di una realtà che esso stesso stenta a credere, una realtà difficile da giudicare e da capire fino in fondo.

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Adriana Lecouvreur al teatro San Carlo

19 Ott

Adriana Lecouvreur venne sepolta in una fossa comune. Voltaire, rimase allibito dall’ingratitudine dei Francesi, che non avevano saputo rendere omaggio a una delle donne più celebri e affascinanti. Scrisse dunque per lei un’elegia, contro il mondo insensibile “O dei! Perché il mio paese non è più la patria, né della gloria né dei talenti?”, Parigi, 30 maggio del 1730.

Entrare nel Teatro San Carlo è emozione pura, ma c’era una energia particolare nella prima di “Adriana”, come se lei ancora aleggiasse nei meandri del palcoscenico, o seduta in una delle vellutate poltrone del “Massimo”. Forse sarà stata, suggestione, o l’ entrata del Maestro Daniel Oren, una leggenda; oppure la musica talvolta celestiale, capace di trasportare lo spettatore dove egli desiderava, addirittura nella stessa epoca di Adriana. I silenzi, le arie, il pubblico trepidante, la musica: un tutt’uno con qualcosa di veramente magico.

Nel 150° anniversario dalla nascita di Francesco Cilea (1866 – 1950) ed in ricordo di Daniela Dessì (1957 – 2016), interprete applaudita nell’ultima edizione di Adriana Lecouvreur andata in scena al San Carlo (2003), Daniel Oren ritorna al Teatro di San Carlo per Adriana Lecouvreur, ed il titolo, stesso, ritorna dopo 13 anni nel cartellone di Napoli. Saranno sei repliche fino al 23 ottobre) per il titolo più amato del compositore calabrese, su libretto di Arturo Colautti.

La regia è di Lorenzo Mariani, scene e costumi sono rispettivamente di Nicola Rubertelli e Giusi Giustino, nello storico allestimento del 2003. La produzione del Teatro di San Carlo, che si avvale tra l’altro delle luci di Claudio Schmid e della coreografia di Michele Merola, vedrà alternarsi un cast internazionale, con artisti del calibro di Barbara Frittoli (in sostituzione di Anna Pirozzi) e Svetla Vassileva (Adriana Lecouvreur), Marcello Giordani (in sostituzione di Fabio Sartori) e Gustavo Porta (Maurizio), Luciana D’Intino e Marianne Cornetti (La principessa de Bouillon), Carlo Striuli (Il principe de Bouillon), Luca Casalin (L’abate di Chazeuil); e ancora Alessandro Corbelli e Alberto Mastromarino (Michonnet), Paolo Orecchia (Quinault), Stefano Consolini (Poisson), Elena Borin (Mad.lle Jouvenot), Milena Josipovic Giovanna Lanza (Mad.lle Dangeville).  Teatro di San Carlo_Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea 2002-2Adriana Lecouvreur fu composta da Francesco Cilea (1866 – 1950) su sollecitazione dell’editore Sonzogno. Il titolo arrivò poi a Napoli nel dicembre 1903 e da allora venne ripreso 22 volte, con grandissimi interpreti ad alternarsi nei ruoli principali, Ebe Stignani, Beniamino Gigli, Tito Gobbi, Maria Caniglia, Magda Olivero, Renata Tebaldi, Giulietta Simionato, Ettore Bastianini, Raina Kabaivanska, Montserrat Caballé, Daniela Dessì, Franco Corelli, José Carreras per citarne solo alcuni. Proprio a Daniela Dessì, ultima interprete nel 2003, è dedicata questa produzione. Il libretto di Arturo Colautti (forte del recente successo di Fedora di Umberto Giordano) si ispira a personaggi realmente esistiti, filtrati attraverso l’omonimo dramma di Scribe e Legouvé. Il personaggio centrale del dramma è Adrienne Lecouvreur, una delle attrici più importanti della Comédie-Française, vissuta tra 1692 e il 1730, grande interprete dei testi di Racine e Corneille (la citazione al monologo di Fedra abbandonata non è un caso), amica e amata anche da Voltaire. La morte avvenne per cause rimaste misteriose, ma Cilea preferì fornire la versione, ben più teatrale, della morte per avvelenamento, avvenuta per mano della sua rivale in amore. Tipici della scrittura di Cilea sono i Leitmotiv, che caratterizzano le entrate in scena di tutti i personaggi. Sulla mimesi, in alcuni siparietti quasi tragicomici (basti pensare all’abate di Chazeuil), dei modi leziosi settecenteschi, si innestano momenti struggenti e melanconici, propri del decadentismo più languido di inizio Novecento.

 

 

 

 

 

 

Filumena Marturano al teatro Diana

17 Ott

glejieses-dabbraccioL’eroina del teatro di Eduardo, in scena al Teatro Diana per la regia di Liliana Cavani continua a strappare applausi a scena aperta del pubblico e della critica.

La conosciutissima trama ricorda Filumena costretta alla prostituzione dalla povertà che incontra Domenico Soriano, un ricco dolciere che la convince ad abbandonare l’antico mestiere per amore.

Per 25 anni la donna aspetterà in silenzio, riservata e affettuosa ma quando Mimì Soriano annunzia le nozze con la giovane e procace infermiera si scatena la sua ira. Finge di ammalarsi e, ormai in punto di morte, convince Domenico a sposarla. Scoperto l’inganno, l’uomo va su tutte le furie, minaccia l’annullamento delle nozze fino ad ottenerle. Filumena svela di avere 3 figli, uno di questi è il suo ma non dice quale. Soriano vuole a tutti i costi sapere chi è suo figlio, ma Filumena tace: lei è madre “a tutte e tre”, perché “’e figlie so’ ffiglie…e so’ tutte eguale…’e figlie nun se pagano”. Alla fine don Mimì si libererà della fidanzata e sposerà Filumena accettando i 3 figli, per non perdere il proprio.

La Prima: Con la sagace regia di Liliana Cavani, Geppy Gleijeses (Domenico) e Marinella D’ Abbraccio(Filumena) non hanno deluso il numeroso pubblico, rispettando fedelmente le indicazioni che lo stesso scrittore pretendeva ogni volta che “usciva” da Napoli: attenuare il dialetto così da rendere lo spettacolo fruibile a tutto il pubblico.

La D’Abbraccio ci regala il personaggio di una ‘napoletana anomala’, senza troppi fronzoli, che rende Filumena ancor più lucida e determinata nel cercare il rispetto che merita dall’uomo che ha sempre amato. Gleijeses riesce nel difficile compito di interpretare ora il Soriano furente, ora l’uomo che riconosce le qualità della donna che ha affidato  il peso dei propri errori solo alla “propria coscienza”, evitando accuratamente ogni preoccupazione per l’amato. Impeccabili tutti, a cominciare da Mimmo Migneni (Alfredo), Nunzia Schiano (confidente di Filumena), Elisabetta Mirra (Diana, la ‘fiamma’ di don Mimi), Fabio Pappacena (l’avvocato), Ylenia Oliviero (cameriera),  i figli Umberto, Riccardo e Michele (interpretati da Gregorio De Paola, Agostino Pannone e Eduardo Scarpetta).Lunghissimo applauso del pubblico, con i protagonisti visibilmente emozionati. Geppy Glejeses conclude nel ricordare, Eduardo, Luca e la signora del Diana: Mariolina Mirra.-

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